Italia Oggi, 03.02.2006
 

Il mosaico del tempo grande
di Guido Conti

La storia comincia con Antonio Damis che sopra un camion, vestito con la camicia bianca della festa, vola verso la cittą per farsi fotografare e la foto metterla sul passaporto. Ma il camion ha un incidente e i freni sono manomessi. Chi ha fatto questo e perché? Dopo anni ad Hora, il paese da cui si generano tutte le storie di Carmine Abate, da La moto di Scanderberg al Il ballo tondo a Tra due mari, arriva una ragazza bionda con i capelli lunghi. E’ bellissima. Ha un figlio. Laura č la figlia di Antonio Damis. Perché č tornata in paese? La nuova storia di Carmine Abate non tradisce il lettore, anzi conferma che questo narratore di Carfizzi, calabrese dalle origini ma che fino a sei anni non parlava italiano ma solo arbėresh, č uno dei migliori scrittori italiani della sua generazione. Come sempre in Abate c’č il racconto dell’innamoramento che č anche un racconto di formazione, con figure maschili e femminili di rara potenza vitale come in questo caso Antonio Damis che rincorre il suo amore per mezza Europa, perduto dietro le vesti di una ballerina che canta e balla sulle antiche musiche albanesi. Abate č uno scrittore che lavora in profonditą, dove la fondazione e l’invenzione del mito, (come capita in questo romanzo con gli albanesi che cinquecento secoli prima, guidati dal Papąs arrivano sulle spiagge calabresi e fondano un nuovo paese, Hora), serve a spiegare i fatti e i comportamenti di oggi, della nostra quotidianitą. La nave gravida di extracomunitari come un favo pieno di api negli anni Novanta, č ancora nella memoria collettiva dei giorni nostri, č stato l’inizio del grande arrivo di nuovi gruppi di popoli nel nostro paese in cerca dell’”America”. Abate, quindi, possiamo davvero considerarlo il primo autore italiano che ha rinsanguato il nostro idioma nazionale con la lingua arbėresh: a dare nervo al suo italiano ci sono parole e frasi arbėresh che non sono solo strumento per colorare la pagina ma sono vere e proprie strumentazioni narrative per raccontare un mondo, altrimenti impossibile con altri mezzi linguistici. Abate, inoltre, č uno dei pochi narratori che non scrive gialli ma sa costruire macchine narrative con grande capacitą e strategia narrativa di suspance, offrendo al lettore, man mano che avanza nella lettura, pezzi e frammenti della storia narrata da un personaggio Gojąri, alter ego dello scrittore. Un romanzo corale, ricco di personaggi, dove solo all’ultima pagina vi troverete con il mosaico completo della storia, ricca di colpi di scena, complessa e semplice nello stesso tempo. Un bel romanzo di un narratore che non delude. Speriamo di vederlo ai premi importanti.