zoomsud.it, 01/03/2012
 

 

La collina del vento
di Maria Franco

  «Egregio Prof. Orsi, mi chiamo Michelangelo Arcuri e Vi scrivo questa lettera a nome della mia famiglia. Noi viviamo a Spillace, vicino a Cirò, e siamo padroni del Rossarco, dove Voi avete fatto degli scavi due primavere fa. Vi ricordate? Io sono il ragazzo che chiamavate “il piccolo custode della collina”. Vi scrivo per sapere quando avete intenzione di continuare gli scavi, come ci avete promesso. E soprattutto Vi scrivo siccome Voi avevate detto alla mamma di farlo con urgenza se c’erano novità che riguardavano l’antica Krimisa. Ora è successo un fatto molto importante: il nonno ha trovato un vasetto di terracotta con dentro trentatré monete antiche, che vorrebbe vendere a Voi, sapendo che siete una persona onesta e competente».
La collina nel vento di Carmine Abate (nella foto), appena pubblicato da Mondadori, racconta, con ritmo serrato e linguaggio veloce, le vicende della famiglia Arcuri attraverso le generazioni che si susseguono per tutto l’arco del Novecento. Ne emerge, come in alcune altre recenti saghe familiari di autori nostrani, la Calabria contadina, dai fortissimi vincoli familiari e appassionatamente legata al proprio pezzo di terra: «La verità è che i luoghi esigono fedeltà assoluta come degli amanti gelosi: se li abbandoni, prima o poi si fanno vivi per ricattarti con la storia segreta che ti lega a loro; se li tradisci, la liberano nel vento, sicuri che ti raggiungerà ovunque, anche in capo al mondo».
Con due note, però, di particolare originalità.
L’una è lo spazio dato a Paolo Orsi e a Umberto Zanotti-Bianco, al loro appassionato lavoro di recupero del grande passato magno-greco della Calabria, le campagne di scavo, il rapporto di rispetto e d’amore con una terra adottata come propria, la consapevolezza, ben esplicitata dal secondo, che «qui c’è bisogno di pane e lavoro, d’istruzione e di cultura. Occorre partire da azioni concrete per creare le basi di un mondo nuovo. (…) Tutti i mondi nuovi sono costruiti con questi frantumi di stelle, di sogni».
L’altra è che il libro può essere letto quasi come un noir. C’è un delitto, di cui si parla nelle prime pagine e il cui autore si scopre solo alla fine del romanzo. In mezzo c’è la storia della famiglia ricostruita dall’ultimo erede, per adempiere ad una richiesta del padre: «Ascoltami, figlio, so che per te non sarà facile mettere il dito nelle nostre piaghe o riassaporare la felicità di allora senza rimpianti, ma devi conoscere la verità prima che io muoia e questa storia nostra muoia con me. E un giorno sarai tu a raccontarla ai figli tuoi. Me lo prometti? ».
Quasi segno d’una Calabria che avverte sempre più la necessità di raccontarsi senza fronzoli, affrontando tutto il vento che l’ha attraversata, con i suoi profumi di paradiso e tutte le sue nuvole nere.
Il libro di Carmine Abate – che Vincenzo Consolo ha qualche anno fa definito “uno scrittore che si distingue per visione civile del mondo, impegno della memoria e originalità di scrittura” – sarà ufficialmente presentato a Gioia Tauro il prossimo 3 marzo nell’ambito di “Sentieri di Carta”, rassegna culturale promossa ed organizzata dai Comuni di Rosarno, Gioia Tauro, Rizziconi e Galatro, con il concorso di risorse della Regione Calabria. Al Reading parteciperanno il cantautore Cataldo Perri e la formazione de “Lo Squintetto”.